IntoTheBike Cicloturismo in Terra di Brindisi - Immagine Principale

Santa bicicletta: sempre lei protagonista. da bambini e da grandi, da amatori e da campioni. Non serve farle un monumento. Nel cuore c’è già - Candido Cannavò

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La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l'equilibrio devi muoverti - Albert Einstein

IntoTheBike Cicloturismo in Terra di Brindisi - Immagine Principale

Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia... Inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci - Didier Tronchet

IntoTheBike Cicloturismo in Terra di Brindisi - Immagine Principale

La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l'esaltazione dello slancio, l'immagine visibile del vento. Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra - Cesare Angelini

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La bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all'aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare - Mauro Parrini

Diario di un ciclista urbano - Numero 12

30 Gennaio 2012 | Pubblicato da Christian Muraglia

Diario di un ciclista urbano - Numero 12

Arvuru ammienzu alla via… Mienzu tua, mienzu mia!

 

Questa massima ha accompagnato la mia estate in bicicletta. Ogni strada, sentiero o tratturo erano buoni per fermarsi e fare rifornimento. Di frutta ovviamente. A nulla servivano i miei incitamenti a continuare la pedalata. All’inizio erano composti e ragionevoli: “E’ tardi”, “Manca ancora molto alla meta”, “Qualcuno potrebbe vederci”. Diventavano in seguito sempre più imperativi ed allarmanti: “Cce cazzu sta faci?”, “Ma quanti ti ndi sta pigghi”, “Ma a ddo ti l’ha mettiri tutta dda rrobba?”. Sino al classico e scontato: “Aeiii, lu contadinu…”. In risposta ricevevo sempre lo stesso stucchevole e banale: “Arvuru ammienzu alla via… Mienzu tua, mienzu mia!”.

 

Di contro io ero sempre ligio al mio dovere di “scopa” (il cicloturista che chiude il gruppo). Sempre attento ad ogni inconveniente, a segnalare il minimo ritardo o ad aiutare chi si trovava in difficoltà. Nella mia borsa, accanto agli strumenti indispensabili per i piccoli ciclointoppi, facevano bella mostra di se barrette energetiche ed integratori vari.

Si, avete capito bene… Delle tristissime e schifosissime barrette energetiche. In seguito, con l’esperienza ed i kilometri messi in cascina, avrei capito che non c’è niente di meglio che acqua e frutta fresca per ristorare il più provato dei ciclisti. Ora nella mia borsa trovate fichi secchi, mandorle e pani e pumbitoru… Tutto rigorosamente Made in Brindisi, ovviamente.

 

Verso la fine dell’estate visitammo un’azienda agricola vicino Mesagne. Ettari di pesche, susine, mele, albicocche, carciofi, broccoli, cavolfiori, uliveti e vigneti. Il proprietario ci scortò tra i vari filari e non fu prodigo di racconti e descrizioni. Alla fine della giornata una tavola imbandita avrebbe salutato il nostro ritorno a casa. Ma la cosa che davvero mi colpì fu sapere che di tutti quei prodotti, pochi trovavano spazio tra gli scaffali delle nostre botteghe. Il perché? L’eccesiva qualità della produzione!

Non era il produttore a driblare il nostro mercato, bensì il mercato stesso a preferire la mediocrità di merci straniere. Per la cronaca tutto era destinato a piattaforme in Sicilia e Germania.

 

Se è vero che siamo quello che mangiamo, è ancor più vero che siamo quello che acquistiamo. E qui qualcuno ancora pensa che la ricchezza di questo territorio debba fondarsi sull’industria e sulla spazzatura da bruciare in vecchie fabbriche di carbone dismesse. Stolti!

 

La materia non si crea e non si distrugge… Si trasforma.

 

 

 

Originariamente pubblicato sul numero 12 di ILoveBrindisi.

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