IntoTheBike Cicloturismo in Terra di Brindisi - Immagine Principale

Santa bicicletta: sempre lei protagonista. da bambini e da grandi, da amatori e da campioni. Non serve farle un monumento. Nel cuore c’è già - Candido Cannavò

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La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l'equilibrio devi muoverti - Albert Einstein

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Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia... Inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l'impressione che un velo si squarci - Didier Tronchet

IntoTheBike Cicloturismo in Terra di Brindisi - Immagine Principale

La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l'esaltazione dello slancio, l'immagine visibile del vento. Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra - Cesare Angelini

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La bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all'aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare - Mauro Parrini

Diario di un ciclista urbano - Numero 14

28 Febbraio 2012 | Pubblicato da Christian Muraglia

Diario di un ciclista urbano - Numero 14

“Mamma li tuuurchi.” Era questo il grido d’allarme che si levava dalla cortina di torri costiere poste a protezione del litorale brindisino che avvisava le popolazioni del pericolo imminente portato dal mare.

Un’ideale pista ciclabile adagiata tra terra ed acqua unisce queste sentinelle del passato una all’altra. Mentre la percorri da nord a sud, neanche le noti, preso dai ritmi frenetici dell’estate, ma se hai il tempo di ascoltarle, avranno molto da raccontare.

 

Dalla metà del ‘500 in poi infatti, da Torre Testa era facile scorgere imbarcazioni saracene veleggiare verso la riva con l’intento di saccheggiare le popolazioni, da Torre Punta Penne era possibile vedere pirati depredare i bastimenti commerciali partiti per l’oriente, da Torre Cavallo era credibile sentire le urla degli abitanti alla vista delle antiche galee turche che muovevano all’assalto della costa.

 

Ma si sa, lo storia è ciclica, si ripete.

 

Così, verso la fine del ‘900, dalla litoranea, era consuetudine avvistare fuoribordo senza nome solcare senza sosta le acque nostrane. Erano gli anni ’80, stagioni dell’infanzia di noi trentenni: il mondo girava intorno ad un pallone mai di cuoio e le strade e le piazze erano teatro di interminabili sfide calcistiche. Ma erano anche gli anni del contrabbando a Brindisi, radicato fenomeno sociale e culturale prima che delinquenziale. Scafi, alfette e variopinte tute sintetiche alimentavano un mito malsano, che, è inutile nasconderlo, affascinava grandi e piccini. Soldi facili, questa era il pungolo.

Così, mentre io, ancora non ammaliato dal fascino di forcelle e pignoni, cercavo di addomesticare un “Tango” immaginando di essere Franco Baresi, tanti miei coetanei confabulavano di tipi irragionevoli con asi di bastuni tatuati e fantomatiche nottate passate a scaricare.

I primi morti nella società civile ed i caduti tra le forze dell’ordine squarciarono il velo della leggenda e riportarono tutti dolorosamente con i piedi per terra: quello che  di popolare c’era nel traffico di bionde cedeva il passo al profitto malavitoso ad ogni costo. La militarizzazione della città pose fine al tutto.

 

Così oggi, come in un passato tanto lontano quanto recente, mentre il porto è lasciato agonizzante ai piedi della città, da Torre Mattarelle assistiamo inermi all’arrivo di moderni predoni che fanno rotta alla volta di Brindisi. Navi carboniere e piattaforme petrolifere. Con buona pace del commercio, del turismo e della salute dei brindisini. Contrabbando legalizzato.

 

 

 

Originariamente pubblicato sul numero 14 di ILoveBrindisi.

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